[Guest Post] Di buoni propositi, liste di fine anno e genitori.

Mio padre, al contrario di me, è una persona ordinata e metodica e riesce a fare una cosa che io mi riprometto di fare ogni anno – ecco, questo potrebbe essere il mio buon proposito per il 2014 – cioè segnarsi ogni libro e film che vede.

Ecco, questa è la sua lista dei migliori libri e film del 2013… sperando per il prossimo anno di riuscire a metterci anche la mia.

LIBRI

1) E. Carrere, Limonov, Adelphi

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Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero: “è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio” si legge nelle prime pagine di questo libro. E se Carrère ha deciso di scriverlo è perché ha pensato “che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale”.

2) E. Carrere, Vite che non sono la mia, Einaudi

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A pochi mesi di distanza, sono stato testimone dei due eventi che più di ogni altro mi spaventano: la morte di un bambino per i suoi genitori, e quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito. Poi qualcuno mi ha detto: tu sei uno scrittore, perché non scrivi la nostra storia? Era come un ordine, un impegno, e io l’ho accettato. È così che mi sono ritrovato a raccontare l’amicizia tra un uomo e una donna, entrambi sopravvissuti a un cancro, entrambi zoppi ed entrambi magistrati che si occupano di cause di sovraindebitamento.È un libro sulla vita e sulla morte, sulla povertà e sulla giustizia, sulla malattia e soprattutto sull’amore.È un libro in cui tutto è vero». 


È un libro in cui tutto è vero». 

3) Wu Ming 1, Point Lenana, Einaudi

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E dunque, che razza di libro è questo?
È un racconto di tanti racconti. Parla dell’Africa (di tante Afriche) e delle Alpi Giulie, parla di Italia e «italianità», di esploratori e squadristi, di poeti e diplomatici, di guide alpine e guerriglieri. Attraversa i territori e la storia di quattro imperi.
È un racconto di racconti di uomini che vagarono sui monti. Uomini che in pianura e in città indossavano elmi, cotte di maglia, armature da ufficio, e solo in montagna si sentivano finalmente leggeri, finalmente sé stessi. La montagna era tempo liberato, rubato al dover vivere, conquistato con unghie, denti e piccozza. Quando scendevano – perché prima o poi tocca farlo – la vita li riafferrava, la gravità li tirava giú e tornavano a essere, come scrisse uno di loro che poi si tolse la vita, «i falliti». Lo furono anche nella buona sorte: qualcuno ebbe successo nella professione, girò il mondo, fece piú di una bella figura in società, poté contare su una famiglia che lo amava… Eppure, nulla di tutto ciò rimpiazzava una salita in montagna, una notte in bivacco, uscire dal rifugio e assistere in marcia al sorgere del sole.

4) C. Uson, La figlia,  Sellerio

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Una famiglia unita e felice, un padre affettuoso che ha cresciuto con amore la sua bambina, la sua prediletta, una  ragazza seria e di talento con un futuro brillante davanti a sé. Ignara che quell’uomo, il padre adorato, è considerato il «Boia dei Balcani». Epico, emozionante, di intollerabile verità, tra i maggiori romanzi spagnoli del 2012. Ana è una ragazza estroversa, allegra, brillante. È la migliore alunna del corso di medicina a Belgrado, è amata dagli amici, è l’orgoglio di suo padre, il generale Ratko Mladić, che lei ricambia con una devozione assoluta. Pochi casi come quello di Ana rivelano in tutta la sua oscura profondità una condizione, la perdita dell’innocenza, al tempo stesso individuale e collettiva. E Clara Usón, in un romanzo potentissimo che la consacra come una delle grandi autrici europee, si immerge in una vicenda di forza shakespeariana mantenendo un perfetto equilibrio tra i dati storici e la creatività letteraria, per scrutare nella follia del male, dell’amore, e orientarsi nel labirinto di un’infinità di voci e congetture raccolte in tre anni di ricerche. Memore della lezione di Javier Cercas, La figlia è un originalissimo ibrido di romanzo e documento con un’ampia galleria di personaggi storici come Slobodan Milošević e Radovan Karadžić, in cui la scrittrice riesce a combinare linguaggi narrativi diversi e a coniugare l’indagine rigorosa e l’arte della narrazione, la tradizione dell’epopea e la storia recente, per riflettere sul nazionalismo estremo, sulla manipolazione politica, sul mistero della malvagità umana. 

5) J. Barnes, Il senso di una fine, Einaudi

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Il senso di una fine di Julian Barnes è un romanzo breve, ma profondo. Un capolavoro minimo, niente affatto minimalista. Che per densità, per gravità del tema impone al suo lettore un confronto con gli assi portanti dell’esistenza: il problema del tempo e del senso – il senso, appunto, della fine. Era la quarta volta che entrava tra i sei finalisti del Man Booker Prize, ma nel 2011, con Il senso di una fine, Julian Barnes ce l’ha fatta, e si è aggiudicato il più celebre riconoscimento letterario britannico. Un romanzo davvero meraviglioso, – recitava la motivazione, – una storia che cattura il lettore sin dalle prime pagine, e che insieme lo lascia sbalordito davanti alla precisione della prosa di Barnes. 

6) J. Barnes, Livelli di vita, Einaudi

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Tre leggendari pionieri ottocenteschi rivivono fra le pagine dell’originale e struggente mescolanza di fatti e finzione che è Livelli di vita: Fred Burnaby, colonnello della cavalleria della Guardia Reale inglese e viaggiatore per terre esotiche e inesplorate, la «divina» Sarah Bernhardt, la più grande attrice di tutti i tempi a detta di alcuni, e Félix Tournachon, il caricaturista, vignettista, aeronauta e celebre fotografo ritrattista noto come Nadar. Ad accomunarli, un’incomprimibile passione per il volo, l’impulso sacrilego a issarsi a bordo di una cesta di vimini appesa a un pallone e, affidandosi a un precario equilibrio di pesi e correnti, sganciarsi dal regno che ci è deputato per conquistare lo spazio degli dèi.
Una buona metafora per ogni storia d’amore. Quella immaginata fra Burnaby e Sarah Bernhardt, ad esempio – l’aria, l’assenza di vincoli, l’eccentricità, lei; la concretezza, l’avventura, la disciplina, lui. O quella, cinquantennale, fra Nadar e l’afasica moglie Ernestine. Oppure la storia d’amore, durata trent’anni e poi proseguita, fra Julian Barnes e la moglie Pat Kavanagh. Storie in cui «metti insieme due cose che insieme non sono mai state e il mondo cambia», esempi di una «devozione uxoria» che travalica ogni barriera. Volare è esaltante e semidivino, volare è pericoloso. Un calcolo sbagliato, un vento contrario, un disegno avverso, o la casuale assenza di esso, e si può precipitare. Finire conficcati nel terreno fino al ginocchio, magari, con gli organi sparsi tutto intorno.

7) L. Binet, HHhH, Einaudi

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«”Il cervello di Himmler si chiama Heydrich”. Recita così il sottotitolo di HHhH, l’appassionante esordio del giovane Laurent Binet, che l’anno scorso in Francia si è aggiudicato il Prix Goncourt du Premier Roman. A cavallo tra realtà e finzione, tra ossessioni private e accurate ricostruzioni storiche, il romanzo racconta l’attentato in cui, il 27 maggio del 1942, a Praga perì Reynard Heydrich, il più spietato dei gerarchi del Terzo Reich. (…) Senza dimenticare di mettere in scena se stesso, la sua vita, i suoi dubbi e le sue ricerche alle prese con una storia sfuggente, dove non mancano i buchi neri e le flase piste. Grazie all’abile gioco di specchi, HHhH diventa allora un’affascinante riflessione sulla genesi di un romanzo tra storia e letteratura».

8) J. Vaillant, La tigre, Einaudi

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Ti uccide prima ancora di toccarti. Il suo ruggito è come un terremoto che sembra provenire da ogni direzione, un suono forgiato dall’evoluzione per stroncare il sistema nervoso delle vittime. Ma quando vuole può essere silenziosa come la neve che cade: un proverbio della taiga dice che «quando tu riesci a vederla, lei ti ha già visto cento volte».
È la tigre siberiana, il predatore piú intelligente e letale del pianeta. Dopo l’uomo.
Quella mattina Jurij Trush, un veterano dell’esercito sovietico ora a capo dell’Ispettorato Tigre, ricevette una chiamata allarmante: un uomo, piú volte sospettato di bracconaggio, Vladimir Markov, era stato assalito nei dintorni di Sobolonje, piccola comunità di tagliaboschi nel cuore della foresta. Siamo nell’estremo oriente siberiano, non lontani dal confine cinese: il Primorje è una prova generale di inferno nascosta sotto la superficie di uno dei territori piú belli e affascinanti del globo. Ed è anche l’ultimo santuario della tigre dell’Amur.

Il «New York Times» ha paragonato La tigre a Moby Dick per la capacità di evocare un mondo attraverso il racconto di una caccia, il referto di un’ossessione. Sulle orme della tigre e di Trush ci si inoltra in quel territorio in cui le vite degli uomini e degli animali conquistano l’universalità senza tempo del mito.

9) E. Albinati, Vita e morte di un ingegnere, Mondadori

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A cosa serve un padre? E cosa resta di lui se non un mito? C’era una volta un’Italia attiva e industriosa, attraverso cui scorrazzavano sulle loro Alfa Romeo uomini di multiforme ingegno: gli imprenditori. L’ingegner Albinati era uno di questi, prototipo di una razza al tempo stesso serissima e scanzonata, di pionieri del benessere e fumatori accaniti. Ma la sua spinta vitale all’improvviso cambia di segno trasformandosi in malattia, che lo divora e se lo porta via in nove mesi, in una paradossale gestazione al contrario. Vita e morte di un ingegnere racconta il decadimento fisico e le ossessioni, le vane speranze, e poi tentennamenti, slanci e rimorsi. In una memoria di crudele precisione, nutrita di tutto il risentimento e dell’amore che si può nutrire verso un padre che non hai abbracciato una sola volta in vita tua, Edoardo Albinati ricostruisce la lunga fuga di un uomo talentuoso attraverso i corridoi del boom economico, i doveri della famiglia, le aspirazioni segrete e indicibili, e infine il male che obbliga a chiedersi: chi sono? Cosa ho vissuto a fare? Chi ho amato veramente?

10) D. Simmons, La scomparsa dell’Erebus, Mondadori

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Il 19 maggio 1845, l’Erebus e la Terror, due velieri agli ordini di Sir John Franklin e di Francis Crozier, salpano dall’Inghilterra alla ricerca del leggendario Passaggio a Nordovest. Rimaste intrappolate nei ghiacci, diventeranno l’unica protezione degli oltre cento marinai non solo contro il gelo artico, ma anche contro un’immonda e apparentemente immortale creatura carnivora.

 

FILM

  1. ZERO DARK THIRTY
  2. DJANGO UNCHAINED
  3. LA GRANDE BELLEZZA
  4. NO. I GIORNI DELL’ARCOBALENO
  5. VIOLETA WENT TO HEAVEN
  6. CHE STRANO CHIAMARSI FEDERICO
  7. GRAVITY
  8. CAPTAIN PHILIPS
  9. LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE
  10. PRISONERS
  11. STILL LIFE
  12. RUSH
  13. COME UN TUONO
  14. THE IMPOSSIBLE
  15. INFANZIA CLANDESTINA 
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About Sara Madussi

Da molto piccola volevo clonare dinosauri (grazie, “Jurassic Park”) o salvare orche dai parchi marini (grazie, “Free Willy”), poi ho sognato di fare – nell’ordine – l’astronauta, la biologa, l’etologa, la virologa. Mi sono laureata in Lettere. Ora cerco di unire le mie due nature studiando Comunicazione della Scienza alla SISSA, a Trieste, mentre attendo speranzosa che qualcuno, alla fine, decida che clonare un dinosauro è, in fondo, un’ottima idea.
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