Ci sono Carl Sagan, Steve McQueen e un coccodrillo…

Carl Sagan.

Su Carl Sagan potrei scrivere pagine su pagine, ma non è questo il luogo adatto. Se non lo conoscete, qui potete commuovervi un po’ con una delle sue citazioni più famose. Mi limiterò a parlare di uno solo dei motivi per cui Carl Sagan è famoso: ha guidato la commissione della Cornell University che si è occupata di selezionare cosa inserire nel Golden Record.

Il Golden Record è un disco per grammofono in cui sono state registrate 116 immagini ed una gran quantità di suoni e voci e musiche e che poi è stato inserito sulle due sonde del programma Voyager,  che in questo momento viaggiano felici nello spazio interstellare. L’idea di Sagan e dei suoi colleghi era quella di presentare ad una possibile civiltà aliena, o anche ai nostri discendenti futuri, la civiltà umana.

Le immagini presenti nel disco, infatti, vanno dalla posizione della terra, a formule matematiche, fino a padri e figli, isole, astronauti e così via. Per i suoni, invece, troviamo una selezione dei rumori della natura – il mare, il vento, il canto delle balene -, saluti in 55 lingue diverse ( alcuni esempi: “Tanti auguri e saluti”, “Hello from the children of planet Earth” o, in latino, “Salvete quicumque estis; bonam ergo vos voluntatem habemus, et pacem per astra ferimus”), una selezione di brani musicali di epoche diverse (si passa da Chuck Berry a Bach) e la registrazione delle onde celebrali di Ann Druyan, la moglie di Sagan. Inoltre è incluso un messaggio morse che recita Per Aspera ad Astra.

Steve McQueen.

Steve McQueen (questo, non questo) è un artista, sceneggiatore e regista inglese. I suoi film più famosi sono Hunger e Shame, con cui ha vinto una lunga serie di premi (e con cui è entrato nella mia Top 3 dei miei registi preferiti, ma questo non è poi così importante). I suoi film sono crudi, diretti, girati con uno stile privo di fronzoli, che indaga senza pudore alcuno sui corpi dei suoi protagonisti (sua “musa” è Michael Fassbender, presente in entrambi i lungometraggi e anche in 12 Years a Slave, di prossima uscita). Oltre che regista McQueen è anche un apprezzato videoartista e le sue opere sono state esposte in tutto il mondo.

Il coccodrillo.

Il coccodrillo è questo:

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È una delle immagini scelte da Sagan e il suo team, ma è anche – per lo stesso motivo – uno dei protagonisti dell’opera di cui finalmente vi parlo in questo post, Once upon a Time di Steve McQueen.

Quest’installazione, creata nel 2002 ma presentata più volte – anche alla Biennale dell’Arte di Venezia di quest’anno – è un montaggio delle 116 immagini del Golden Record a cui McQueen aggiunge una particolare colonna sonora, le registrazioni compiute da un linguista, William J. Samarin,  che si è occupato a lungo della glossolalia, cioè del fenomeno grazie a cui alcune persone parlano linguaggi inventati e senza senso, un comportamento spesso associato alla trance religiosa.

L’artista sceglie di mostrarci le immagini selezionate da Sagan perché sono una sorta di finestra sul passato, sugli degli anni – gli anni ‘ 70 – in cui c’era ancora un forte idealismo, in cui le utopie avevano ancora un senso e non sembravano “fuori posto” come appaiono oggi. Le immagini del filmato sono, a ben guardare, paradossali: sebbene, l’abbiamo visto, l’idea di fondo fosse di presentare la Terra ad una civiltà aliena, in realtà sembrano scelte per essere viste sulla Terra stessa, una sorta di “ninna nanna” o di cartolina che servisse a far sentire meglio gli abitanti del pianeta. Non ci sono immagini di guerre o carestie, non ci sono immagini di malati o di sofferenti né fotografie che facciano pensare all’inquinamento, ed è questo,  probabilmente, uno degli aspetti che McQueen voleva mettere in luce con il suo lavoro.

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L’opera purtroppo non si trova per intero su internet, ma questo è un video che può darvi un’ idea dell’installazione:

Per una analisi più approfondita, qui c’è un interessantissimo articolo in pdf tratto dal Journal of Visual Culture.

About Sara Madussi

Da molto piccola volevo clonare dinosauri (grazie, “Jurassic Park”) o salvare orche dai parchi marini (grazie, “Free Willy”), poi ho sognato di fare – nell’ordine – l’astronauta, la biologa, l’etologa, la virologa. Mi sono laureata in Lettere. Ora cerco di unire le mie due nature studiando Comunicazione della Scienza alla SISSA, a Trieste, mentre attendo speranzosa che qualcuno, alla fine, decida che clonare un dinosauro è, in fondo, un’ottima idea.
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2 Responses to Ci sono Carl Sagan, Steve McQueen e un coccodrillo…

  1. Sim Dawdler says:

    ❤ Carl Sagan ❤

  2. Pingback: “The credit belongs to the Man in the Arena”* | The Scientist Is Present

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